Pro vita

Lo scorso sabato si è concluso, con una grottesca cerimonia pomeridiana in piazza della Mostra, il Pro Life Tour 2019: per tre settimane un gruppo di giovani e meno giovani fondamentalisti cattolici – il cui referente locale è quel Bewegung für das Leben che regolarmente organizza lugubri preghiere contro l’aborto fuori dagli ospedali di Bolzano e Merano – ha scarpinato dalla Germania fino a Bolzano attraversando l’Austria per testimoniare la propria contrarietà a quello che considerano un crimine: la libertà delle donne di decidere sul proprio corpo. La loro presenza in città – bambini e adolescenti vestiti di bianco che ballano, messaggi vaghi – è stata resa un po’ meno ambigua e un po’ più chiara da un gruppo di compagne e altri nemici del patriarcato con un volantinaggio e interventi al megafono. A protezione degli antiabortisti dal contropresidio, annunciato, un consistente e un po’ ridicolo spiegamento di sbirri con tanto di blindati e caschi in testa. Di seguito riportiamo il testo del volantino distribuito:

Ma quale Stato, ma quale Dio! Sul mio corpo decido io! Contro la criminalizzazione dell’aborto – rispetto per le donne che praticano l’I.v.g.

Giunta ieri a Bolzano, la marcia internazionale “per la vita” di Pro Life Tour 2019 nasconde dietro a giovani facce sorridenti un’unica realtà: quella oscurantista, reazionaria e intollerante dei movimenti antiabortisti. Non permetteremo che nessun movimento Pro Life giunga indisturbato nelle nostre città, non permetteremo che i loro messaggi d’odio camuffati da un religioso buonismo attraversino senza risposta le nostre piazze. L’amore per la vita che professano non è altro che violenza, un meschino attacco alla libera scelta, all’autonomia e all’autodeterminazione delle donne.  A quarant’anni dall’approvazione della legge 194, continua ad essere necessario difendere la libertà di scelta di interrompere la gravidanza, nonostante il diritto all’aborto sia una conquista delle lotte femministe già dal 1978. Ad oggi però l’interruzione di gravidanza viene ancora trattata come qualcosa di emarginante e di cui vergognarsi e che tramite l’obiezione di coscienza dei medici (che in Alto Adige si attesta al 92%, tasso fra i più alti in Italia) viene profondamente ostacolata a discapito del diritto di scegliere sulla propria vita e sul proprio corpo. Se infatti l’aborto può essere già di per sé un percorso difficile per molte, specie se sole, immaginiamo come possa essere se sottoposte a vere e proprie violenze psicologiche, accuse e colpevolizzazioni. A tutto questo si aggiunge la presenza, istituzionale e strutturale, delle associazioni Pro Vita (o come nel caso specifico di Bolzano, l’associazione Bewegung für das Leben), all’interno e fuori dagli ospedali. Violenze visive, beceri slogan e preghiere criminalizzano la scelta, avvilendo le donne sino a mortificarle. Dietro alle sterili preghiere si scoprono in realtà atteggiamenti patriarcali, fascisti e moralisti, in cui l’utero della donna diventa una questione di stato e il suo corpo di sua proprietà. Cattolici reazionari propagandano un’unica idea di famiglia possibile: quella formata da un padre e da una madre. Atteggiamenti che ricalcano il passato in cui l’aborto era considerato delitto contro la stirpe. Tempi difficili per tante che ad oggi si rimanifestano nelle proposte e nelle parole di Simone Pillon, esponente di spicco della Lega e fondatore del Family Day, che con il suo DDL mira a proteggere la sicurezza della famiglia a discapito di quella delle donne. Siamo qui per dar forza a loro, e a dire ai cattolici reazionari e a chi obietta sul corpo altrui: tornatevene a casa, la vostra presenza è meschina e inutile!

Nemiche e nemici del patriarcato

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