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Tagliare la strada al pilota automatico

Il testo che segue è la trascrizione di un intervento a due iniziative contro il lasciapassare dei giorni scorsi a Trento e Rovereto.

Alcuni indizi significativi dello scenario che si avvicina a grandi passi: il ministro Speranza ha parlato del green pass come della «più grande opera di digitalizzazione mai fatta». Fra i propositi usciti dal G20 di Roma, c’era quello di ridurre a 100 giorni i tempi di sviluppo dei “vaccini” per le «nuove pandemie»: si dà quindi per scontato che ce ne saranno, e giustamente, non avendo alcuna intenzione di mettere in discussione il sistema industriale che le produce (distruzione degli ecosistemi, commercio mondiale, vita in ambienti tutt’altro che salubri ecc.). E infatti, di fronte alla variante Omicron si annuncia l’arrivo di vaccini «aggiornati» a tempo di record. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oltre a grandi opere che non lasciano certo intravedere ripensamenti rispetto alla follia sviluppista che ha condotto alla pandemia (come la circonvallazione ferroviaria di Trento legata al TAV del Brennero), gran parte delle risorse (anche di quelle dedicate alla sanità!) sono destinate alla digitalizzazione e alle infrastrutture di cui necessita, rete 5G in testa.

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Qui per restare. Sul green pass e il suo mondo

Il testo che segue è la trascrizione di un intervento tenuto domenica 3 ottobre a San Giorio di Susa (TO) nell’ambito di un’iniziativa contro il lasciapassare (vedi locandina). Funzionando come riassunto dei contenuti dell’opuscolo Il mondo a distanza e come rapida ricognizione del mondo di cui il green pass è espressione, abbiamo pensato che potesse essere di qualche utilità e quindi di pubblicarla.

Il green pass non rappresenta “solamente” un modo particolarmente infame per costringere a sottoporsi alla sperimentazione dei cosiddetti vaccini. Io mi concentrerò, a partire dai contenuti dell’opuscolo Il mondo a distanza, su questo lasciapassare come dispositivo tecnologico di controllo, sul mondo di cui è espressione e sugli scenari che apre. D’altronde il ministro Speranza ne ha parlato come della “più grande opera di digitalizzazione mai fatta”.

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Due giorni di discussioni contro la società della miseria tecnologica – 4 e 5 settembre al terreno no tav (TN)

“Ogni giorno che passa, tutto il baraccone dell’Emergenza Covid si rivela sempre più per quello che è: una manovra mostruosa e un atto di guerra all’umanità intera. Tra vaccinazioni biotecnologiche, tracciamento elettronico e militarizzazione montante, quella che ci viene apparecchiata è una vita da schiavi tecnicamente equipaggiata. Mentre in Italia e in sempre più Paesi del mondo montano le proteste, abbiamo deciso di organizzare due giornate di incontri e discussioni, in cui si parlerà dei cosiddetti vaccini, del ‘mondo a distanza’ 5G, del ‘modello Amazon’ nella ristrutturazione del lavoro, della riorganizzazione della scuola e dell’educazione secondo le nuove esigenze ipertecnologiche del capitale. Per affinare le idee e prendere la mira contro il mondo-macchina degli uomini-macchina, ma anche per riscoprire, difendere, contrapporgli una dimensione di incontro e socialità orgogliosamente umana.”

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Contro la campagna vaccinale. Contro le soluzioni tecnologiche ai disastri della civiltà tecnologica

Il testo che segue è la versione leggermente rivista di un volantino che avrebbe dovuto essere letto e distribuito ieri a Bolzano in occasione di un’iniziativa chiamata dall’assemblea antifascista con l’intento di attualizzare il significato del 25 aprile di fronte al clima soffocante e all’arroganza poliziesca da stato di pandemia, ma la provocazione di un paio di merde di CasaPound ha fatto prendere alla giornata una piega un po’ diversa dal previsto.

Oggi è il 25 aprile. Da domani la libertà di movimento sarà di fatto legata alla vaccinazione: chi avrà obbedito sarà libero di spostarsi fra le regioni, andare al bar, al museo, in piscina e in chissà quali altri luoghi verranno aggiunti all’elenco (magari si deciderà di autorizzare le manifestazioni solo a patto che i partecipanti siano tutti vaccinati… è così inverosimile?), gli altri dovranno farsi testare ogni due giorni – magari a pagamento – e dimostrarlo smartphone alla mano (un inciso, a proposito di 25 aprile e libertà di movimento: nei prossimi giorni il tribunale di Bolzano emetterà la sentenza per i compagni rei di aver partecipato alla manifestazione del 7 maggio 2016 al Brennero contro il muro anti-migranti, per i quali sono stati richiesti complessivamente oltre 300 anni di carcere. Nelle lotte contro le frontiere si è sempre giustamente sottolineato come la libertà di movimento “differenziata” e il doversela meritare prima o poi non avrebbero più riguardato solo i richiedenti asilo…). Siamo già arrivati a quell’obbligo di fatto che in fin dei conti era stato annunciato fuori dai denti sin dall’inizio della campagna militar-vaccinale. Nel frattempo, sulle migliaia di operatori sanitari ex eroi che hanno scelto di non farsi vaccinare pende la minaccia della sospensione senza stipendio (tenete duro! Se nessuno o solo pochi cedessero, chi vi sostituirebbe?) e pressioni di ogni tipo, come quelle che è probabile subiranno i lavoratori di molti altri settori quando arriverà il loro turno e la vaccinazione – formalmente volontaria, ma è già stato assicurato che è legittimo licenziare chi la rifiuta – avverrà magari direttamente in azienda.

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“Siamo persone, non algoritmi”

Ieri, nell’ambito di una mobilitazione nazionale e nel disinteresse pressoché generale a livello locale, anche a Bolzano alcune decine di rider, perlopiù della piattaforma Deliveroo, sono scesi in piazza per rivendicare condizioni di lavoro umane. In questo caso non si tratta di un modo di dire ma di un’espressione decisamente appropriata: infatti le piattaforme di delivery, alle forme “classiche” di sfruttamento e ricatto (cottimo, paghe da fame, assenza di tutele, precarietà, minacce a chi alza la testa) associano il controllo algoritmico dei lavoratori, governati e monitorati attraverso lo smartphone da un’applicazione – i criteri di funzionamento della quale non sono conoscibili – che decide automaticamente e in tempo reale, in base alle loro performance, alle recensioni – veritiere o no – dei clienti o magari al fatto che qualcuno osi rivendicare migliori condizioni, se, quando e quanto farli lavorare. Un lavoro data-driven, come dovrebbe essere l’intera società nella visione dei Mario Draghi, degli altri sacerdoti della transizione digitale e dei suoi fedeli.

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Opuscolo: Il mondo a distanza. Su pandemia, 5G, materialità rimossa del digitale e l’orizzonte di un controllo totalitario

Di seguito il testo dell’opuscolo, qui il file pdf stampabile (A5). Come si dice nella premessa, ci si propone semplicemente, attraverso alcune letture, esempi e considerazioni, di suggerire l’urgenza di prendere in mano il tema dell’impatto della tecnologia e in particolare delle tecnologie informatiche – rete 5G in testa – in termini di controllo, e di quel che si cela dietro la loro presunta immaterialità. Per richieste di copie cartacee, osservazioni o altro si può fare riferimento all’indirizzo email bergteufelbz@autistici.org. Il disegno in copertina è di acquadicarciofo.

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Occhi vigili

Qualche giorno fa la stampa locale riportava la notizia, peraltro già annunciata da qualche mese, della prossima installazione di 160 nuove telecamere in città. 30 di queste dovrebbero essere installate entro l’anno, e si tratta di quelle il cui acquisto, per la modica cifra di 450 mila euro, era già stato pubblicizzato qualche mese fa. Nel corso del 2020 dovrebbero arrivarne altre 130 (!), portando il totale a ben oltre 200 e rendendo Bolzano la città più controllata d’Italia, considerando superficie e popolazione. Altri fondi sono stati stanziati per il sistema di “stoccaggio” delle registrazioni. I luoghi nei quali installarle sarebbero stati scelti in parte in base alle valutazioni delle autorità e in parte in base alle richieste dei cittadini. Nel frattempo, 45 mila euro erano arrivati da Roma per installarne altre, “antispaccio”, vicino alle scuole, nell’ambito dell’operazione “Scuole sicure” di Salvini, suscitando la delusione del sindaco Caramaschi: “45 mila euro sono poca cosa. Noi abbiamo già speso un milione di euro per l’installazione di 120 telecamere”. La tendenza ovviamente è la stessa in tutta la provincia, compresi i centri più piccoli.

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