Giovedì 2 giugno presidio antimilitarista a Bolzano

Anche quest’anno la mattina del 2 giugno in Piazza Walther, oltre al consueto alzabandiera, avrà luogo la “mostra espositiva di mezzi e attrezzature” di esercito, forze dell’ordine e associazioni varie (sotto alcune immagini dell’analoga iniziativa di alcuni anni fa, che non necessitano di commento). Con la consapevolezza che quello che possiamo fare qui e ora contro un futuro di guerra è prima di tutto non lasciare in pace chi lo prepara – da industrie come l’Iveco a qualsiasi presenza militare – dall’assemblea pubblica antimilitarista che si sta trovando da qualche tempo in città (prossimo appuntamento venerdì 10 giugno sempre alle 18.00 alle scalinate arcobaleno sopra il Pippo) è uscita la volontà di disturbare questo schifo.

Giovedì 2 giugno dalle 9.30 di fronte a Piazza Walther (alla fermata dell’autobus sotto il Duomo) presidio con microfono aperto

Lo stesso giorno nel pomeriggio a Trento ci sarà un corteo antimilitarista in concomitanza con l’apertura del festival dell’economia (di guerra).

La guerra comincia anche all’Iveco di Bolzano. Mercoledì 20 aprile presidio antimilitarista

Dopo due anni di gestione militare della pandemia con annessa “comunicazione di guerra”, ci troviamo di fronte alla mobilitazione – per il momento morale ed economica – per l’ennesima guerra preparata dagli Stati e dall’industria per accaparrarsi risorse (a partire da quelle necessarie per la “transizione energetica e digitale” come i minerali rari) ed estendere la propria influenza, e presentata come difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. Questa volta però il confronto rischia di essere direttamente fra potenze nucleari, mentre si annuncia una corsa al riarmo da sostenere con nuovi “sacrifici”.

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Contro la guerra, contro la pace, contro lo Stato

Il testo che segue è la trascrizione, leggermente rivista, di un intervento a un’iniziativa antimilitarista a Bolzano, sabato 9 aprile (nell’immagine qui sopra, l’Iveco Defence Vehicles di Bolzano). Proprio mentre lo pubblichiamo, scopriamo che martedì il Senato ha approvato, praticamente all’unanimità, una proposta di legge che istituisce la “Giornta nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini”. La giornata sarà il 26 gennaio (il giorno prima della giornata della memoria della Shoah!), e il fine – riporta il testo della legge – è quello di “conservare la memoria dell’eroismo dimostrato dal Corpo d’armata alpino nella battaglia di Nikolajewka durante la Seconda guerra mondiale [quindi nell’aggressione nazifascista alla Russia], nonché di promuovere i valori della difesa della sovranità e dell’interesse nazionale [!] nonché dell’etica della partecipazione civile, della solidarietà e del volontariato, che gli alpini incarnano”. Pensiamo che si commenti da sé.

Non vogliamo cimentarci in analisi geopolitiche, che tra l’altro lasciano spesso un senso di impotenza, per quanto necessarie. Ci premeva invece ribadire un paio di quelle che dovrebbero essere delle ovvietà e condividere un paio di considerazioni sparse su aspetti che forse possono apparire un po’ “laterali” rispetto al conflitto in corso ma che ci sembrano importanti.

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“Non collaborativi” (a proposito del “lazo” in dotazione alla municipale bolzanina)

Nei giorni scorsi il consiglio comunale di Bolzano ha deciso di avviare, sulla scia di Genova, la sperimentazione da parte della polizia municipale del BolaWrap. Si tratta di un dispositivo prodotto e commercializzato da un’azienda americana, dotato di un puntatore laser di colore verde, che permette di sparare, alla velocità di circa 195 metri al secondo, un laccio in kevlar con ganci metallici alle estremità, che si attorciglia “attorno a parti del corpo che devono essere preferibilmente il tronco, le braccia o le gambe” di un soggetto, immobilizzandolo.

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Tagliare la strada al pilota automatico

Il testo che segue è la trascrizione di un intervento a due iniziative contro il lasciapassare dei giorni scorsi a Trento e Rovereto.

Alcuni indizi significativi dello scenario che si avvicina a grandi passi: il ministro Speranza ha parlato del green pass come della «più grande opera di digitalizzazione mai fatta». Fra i propositi usciti dal G20 di Roma, c’era quello di ridurre a 100 giorni i tempi di sviluppo dei “vaccini” per le «nuove pandemie»: si dà quindi per scontato che ce ne saranno, e giustamente, non avendo alcuna intenzione di mettere in discussione il sistema industriale che le produce (distruzione degli ecosistemi, commercio mondiale, vita in ambienti tutt’altro che salubri ecc.). E infatti, di fronte alla variante Omicron si annuncia l’arrivo di vaccini «aggiornati» a tempo di record. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, oltre a grandi opere che non lasciano certo intravedere ripensamenti rispetto alla follia sviluppista che ha condotto alla pandemia (come la circonvallazione ferroviaria di Trento legata al TAV del Brennero), gran parte delle risorse (anche di quelle dedicate alla sanità!) sono destinate alla digitalizzazione e alle infrastrutture di cui necessita, rete 5G in testa.

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Qui per restare. Sul green pass e il suo mondo

Il testo che segue è la trascrizione di un intervento tenuto domenica 3 ottobre a San Giorio di Susa (TO) nell’ambito di un’iniziativa contro il lasciapassare (vedi locandina). Funzionando come riassunto dei contenuti dell’opuscolo Il mondo a distanza e come rapida ricognizione del mondo di cui il green pass è espressione, abbiamo pensato che potesse essere di qualche utilità e quindi di pubblicarla.

Il green pass non rappresenta “solamente” un modo particolarmente infame per costringere a sottoporsi alla sperimentazione dei cosiddetti vaccini. Io mi concentrerò, a partire dai contenuti dell’opuscolo Il mondo a distanza, su questo lasciapassare come dispositivo tecnologico di controllo, sul mondo di cui è espressione e sugli scenari che apre. D’altronde il ministro Speranza ne ha parlato come della “più grande opera di digitalizzazione mai fatta”.

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Due giorni di discussioni contro la società della miseria tecnologica – 4 e 5 settembre al terreno no tav (TN)

“Ogni giorno che passa, tutto il baraccone dell’Emergenza Covid si rivela sempre più per quello che è: una manovra mostruosa e un atto di guerra all’umanità intera. Tra vaccinazioni biotecnologiche, tracciamento elettronico e militarizzazione montante, quella che ci viene apparecchiata è una vita da schiavi tecnicamente equipaggiata. Mentre in Italia e in sempre più Paesi del mondo montano le proteste, abbiamo deciso di organizzare due giornate di incontri e discussioni, in cui si parlerà dei cosiddetti vaccini, del ‘mondo a distanza’ 5G, del ‘modello Amazon’ nella ristrutturazione del lavoro, della riorganizzazione della scuola e dell’educazione secondo le nuove esigenze ipertecnologiche del capitale. Per affinare le idee e prendere la mira contro il mondo-macchina degli uomini-macchina, ma anche per riscoprire, difendere, contrapporgli una dimensione di incontro e socialità orgogliosamente umana.”

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"Costruire è facile, distruggere al contrario molto difficile" (Günther Anders)